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Il Piacere delle piccole cose
Cioccolata e Quarantena

Il piacere è un’esperienza sentita e vissuta nel corpo. La nostra cultura è quasi completamente centrata sulla testa e indirizzata alla ricerca di potere, che è condotta proprio privandoci del nostro essere di carne e di ossa. In nome del dovere e del profitto sacrifichiamo piccoli innumerevoli piaceri e così facendo rinunciamo, inconsapevolmente, anche alla nostra creatività.

Anche in quelle circostanze in cui il tempo dedicato al corpo sembrerebbe essere al centro delle nostre attenzioni, lo è in modo narcisistico, con la perfezione della forma o la gratificazione del possesso, anche sessuale.

Tutto questo non ha nulla a che fare col piacere!

 

Il corpo per sua natura persegue il piacere e si ritira dal dolore (nei neonati questo è evidente a chiunque).

Cosa succede quando non ci consentiamo un tempo sufficiente per stare nel piacere?

Sviluppiamo una forte frustrazione, che può portare allo sviluppo di forti sentimenti di rabbia. Il nostro modo di pensare si altera e perdiamo lucidità, avviandoci verso direzioni distruttive.

Ne sono un esempio questi giorni di quarantena, in cui molti di noi sono esposti alla rabbia o alla depressione.

 

Il piacere, proprio per la sua capacità di radicamento, è in realtà un potente antidoto alla depressione e alla paura!

È l’-essere pienamente vivi-, totalmente coinvolti in ciò che si sta facendo, come lo sono i bambini, completamente dentro la propria esperienza corporea. Il piacere ha una prerogativa di spontaneità che lo rende non controllabile e recuperabile attraverso la volontà, questa infatti si dissolve nel piacere, che è legato alla capacità di lasciarsi andare, lasciando -che il corpo reagisca liberamente-. (1970, Lowen)

 

È proprio una prerogativa dei bambini, che sono un tutt’uno col loro corpo, non rimanere ancorati a lungo agli stati sgradevoli, perché colgono il minimo stimolo piacevole per cavalcarlo e tornare a sentirsi bene. Potremmo dire che sono molto resilienti e capaci di adattarsi, usano bene la ricerca del piacere, come antidoto alla depressione e alla paura!

 

 

A questo proposito, vista la situazione di terremoto che stiamo attraversando, l’invito che vi porgo è provare ad allenare proprio quella capacità che, essendo stati bambini, abbiamo tutti avuto.

 

Come?

Provando a rievocare i piccoli piaceri che possono aiutarci a risollevarci.

Questa è già di per sé un opera di radicamento nella realtà del nostro corpo e delle sue risorse, che può aiutarci a ritornare lucidi e a calmare paure e stati depressivi.

 

Vi faccio un esempio personale: una delle cose che amo di più è camminare  nel bosco, attraversare le alte montagne immersa nel silenzio e nella profondità della presenza di grandi, maestosi giganti verdi.

Ma questo ora non lo posso fare… è vietato e anche se non lo fosse, in questo momento dell’anno, non avrei la possibilità di andare in montagna!

Una cara amica, che condivide con me l’amore per le camminate nei boschi, mi ha detto: “andare nel bosco non è possibile, ma un cioccolatino è sempre disponibile… te lo puoi portare dietro dovunque!”

È una verità tanto banale, quando grande e potente.

 

Perché piccoli piaceri? Non è il piacere in realtà connesso a piccoli momenti?

Non compare improvvisamente e poi scompare altrettanto velocemente… come il cioccolato che si scioglie col calore della nostra lingua, fino a lasciarci la sensazione del gusto anche quando è scomparso?

E quanto può caricarci quella sensazione del gusto che ci ha attraversato?

 

È così per tutti i piccoli piaceri che amiamo: che siano un abbraccio, un rapporto sessuale o il ballare o cantare, che sia l’assaporare un cibo o l’ immergersi in un dipinto, un paesaggio naturale o un libro… come comincia finisce sempre presto.

 

Il PIACERE non esiste in sé, ma è un insieme di piccole, infinitesimali esperienze quotidiane a cui non diamo peso, che diamo per scontate, recuperando il contatto con le quali anche le situazioni più drammatiche possono stemperarsi molto.

 

Nello scrivere queste ultime righe mi veniva in mente la leggerezza con cui Roberto Benigni ha raccontato la tragedia degli ebrei nel film La vita è bella… ha messo l’accento sul gioco, sulla leggerezza e sull’assaporare le piccole cose.

 

È più facile, per chi è nella privazione sentire il piacere e dare valore al poco, perché la privazione si fa sentire prima di tutto nel corpo: se ho fame lo stomaco duole!

Per noi che veniamo dall’abbondanza e da un’apparente libertà è duro e difficile contattare i nostri corpi, dimenticati per anni.

 

Ma forse con un po’ di allenamento… a cominciare dalle uova pasquali….

 

 

 

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