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Chi sceglie il sentiero da imboccare?
Far decidere ai bambini o scegliere noi?

La mia generazione ha avuto in gran parte genitori che non si facevano grandi scrupoli a scegliere per i figli, nel bene e nel male.

 

È stato indiscutibile, fin quasi alla maggiore età, che io potessi tornare dopo mezzanotte nelle serate estive; come non erano contemplabili vacanze coi pari, senza i genitori; non potevo scegliere cosa mangiare, quello che era in tavola era l’unica possibilità; il dovere veniva sempre prima del piacere! Se in questo modo avevo una guida chiara nella gestione della quotidianità, che pur standomi stretta contribuiva a darmi sicurezza, allo stesso tempo sentivo che c’era un’ingerenza eccessiva quando questa modalità sfociava nell’intento di dirigermi nello scegliere il mio futuro e le mie relazioni: quale scuola era più adatta, quali compagnie fossero opportune e quali no.

 

Questa direttività a “fin di bene” che ha accompagnato gran parte dei giovani della mia generazione aveva alla base una buona intenzione, protettiva, con buona pace dei desideri che noi potevamo avere, ma suggeriva tra le righe anche una mancanza di fiducia nella nostra capacità di scegliere con intenzionalità e di imparare dalle cadute.

 

Oggi ci ritroviamo in un mondo capovolto.

 

Noi, giovani di allora, ci muoviamo oggi come genitori in un terreno sociale più complesso rispetto a quello abbiamo vissuto, perché arricchitosi di una moltitudine di stimoli che ai nostri tempi neppure esistevano. Forse per reazione all’educazione che abbiamo ricevuto, mostriamo di avere troppa attenzione per i nostri figli, li ascoltiamo troppo e tendiamo ad assecondarli in innumerevoli ambiti, non osservando, così facendo, il pericolo a cui li esponiamo.

 

I ragazzini hanno la possibilità di scegliere troppo e troppo spesso, non mi riferisco a decisioni che dirigeranno la loro vita, come quella della scuola o dello sport, dove è importante che siano loro a provare e a sbagliare, ma alle scelte di tutti giorni che regolano la quotidianità.

 

Facciamo qualche esempio: “Tesoro cosa vuoi fare oggi: vuoi andare in bici, al mare, andare al parco?“; “cosa vuoi mangiare: la carne, il pesce, o ci prendiamo una pizza?”;  “Andiamo con questi amici a cena o stiamo a casa a vedere un film?“; “Non hai voglia? Va bene, allora stiamo a casa e annullo l’incontro“. 

 

Non fraintendetemi: non voglio esortarvi a ignorare i desideri dei vostri ragazzi o a non dialogare per capire cosa prediligano, queste frasi erano tutte molto buone, indice di attenzione verso i figli, ma se diventano troppo frequenti si trasformano in un problema.

 

Il troppo stroppia, diceva mia nonna, ed è proprio così anche in positivo, quando non mettiamo i ragazzi nella condizione di non poter scegliere perché decidiamo noi: che non vedono i nonni da troppo tempo e quindi gli amici aspetteranno per una volta; che non hanno mangiato pesce per tutta la settimana e quindi oggi si mangia quello; che sono usciti due serate e se ne fanno una casa non crollerà il mondo; e via dicendo.

 

Perché è così importante mettere e sostenere i No?

 

  • Perché educano il ragazzo a mettere un limite, che per età, non è ancora in grado di darsi da solo (per altro imparerà a farlo, solo se gli è stato trasmesso dai No genitoriali). Quel limite gli consentirà, una volta adulto, di tollerare le frustrazioni che la vita gli metterà davanti, con molta meno fatica e sofferenza. Aspettarsi che il mondo continui a soddisfarlo, come hanno fatto i genitori, porterebbe solo ad un’inevitabile delusione.
  • Perché danno la possibilità di lottare per contrapporsi a quel limite, imparando ad argomentare le proprie ragioni e allenandosi, nel contesto protetto della famiglia, a non diventare preda dell’emozione  (rabbia o paura), che spesso i No attivano.
  • Perché avere troppo e troppo facilmente accesso a tutto spegne il Desiderio, così come il non avere qualcuno a cui contrapporsi per realizzare quello che aneliamo.

 

Come genitori, oggi, corriamo il rischio di far mancare ai nostri figli l’esperienza che il mondo non gira intorno a nessuno di noi: la nostra eccessiva disponibilità e dedizione rischia di produrre come effetto una loro incapacità di gestire le situazioni in cui i loro desideri non verranno soddisfatti.

 

Come adulti sappiamo che questa, nella vita, é quasi la regola.

 

Indubbiamente è faticoso dire No:

     

  •  farlo riattiva tutti i No che abbiamo ricevuto da bambini, spesso facendoci sentire “cattivi” 
  •  ci costringe nella posizione scomoda di far fronte all’insurrezione al No, che richiede grande energia per essere tenuta, (il è molto meno faticoso!)

 
Ma ogni impegno che mettiamo in questa direzione è prezioso .
 

Da adulti i nostri bambini ci saranno grati.

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