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Come non perdere la lucidità
Odio gli arcobaleni e chi corre!

Abbiamo bisogno di non perdere la lucidità mentale per poterci proteggere e per salvaguardare gli altri. Mantenerla, in una situazione come l’attuale, richiede un complesso lavoro di continuo assestamento emotivo.

 

Il pericolo non riguarda solamente la nostra incolumità fisica, ma anche la salute mentale, non solo dei singoli, ma della collettività intera. Nell’ultima settimana sono molto aumentate le manifestazioni dove la rabbia, sentimento il cui risveglio è più che naturale visto quello che stiamo tutti passando, viene espressa con violenza verbale o fisica verso altri, intimi o sconosciuti che siano, invece di venire scaricata adeguatamente.

 

La paura è l’emozione che sta sotto e che muove questa rabbia. Se non proviamo a capire cosa ci sta succedendo, rischiamo di venire trascinati  e di trascinare altri in comportamenti che muovono la collettività alla ricerca di capri espiatori, col solo risultato di diffondere odio e sofferenza, invece di sostegno reciproco e gentilezza, che sarebbero le modalità più utili a ripristinare l’equilibrio emotivo.

 

Siamo lucidi quando siamo radicati nella realtà: riusciamo ad essere flessibili davanti alle difficoltà, ad adattarci ed evolvere, imparando dagli intralci che arrivano. Il radicamento non è uno stato “immobile”, ma viene continuamente “scosso” dalle sollecitazioni del mondo interno ed esterno e richiede un lavoro continuo per essere ritrovato.

 

Ognuno di noi tende a lasciare la lucidità finendo in due dimensioni tipiche:

  • il pessimismo cosmico: la tendenza a leggere qualunque cosa arrivi in una dimensione negativa, con atteggiamento che può andare dalla commiserazione, alla recriminazione verso gli altri.

Di sicuro c’è solo la morte; Se sarò felice, arriverà una disgrazia; meglio diffidare che rimanere fregati; guarda quei XXX che vanno a fare una corsetta invece di stare a casa…

 

  • l’ottimismo oltre la realtà: la tendenza a negare i dati di realtà, trovando il positivo con una modalità forzata, che ci evita il confronto con la paura e/o con il dolore.

Non ho paura, va tutto bene, questa disgrazia è un’occasione per me di evolvere; non sento dolore ma gratitudine per la possibilità che mi viene data; vado a farmi una corsetta al parco con il mio amico, tanto andrà tutto bene…

 

Stiamo bene quando siamo radicati, quando sappiamo prendere ciò che arriva (anche se drammatico) in modo realistico, dicevamo, attingendo alle nostre capacità creative per trovare soluzioni nuove e avere comportamenti adeguati alla situazione.

 

È il contatto con la realtà a darci la stabilità per cogliere le cose buone che anche gli eventi “negativi” portano con sé.

 

È il contatto con la realtà a nutrire la speranza radicata, che fa bene ora perché ci aiuta a trovare strategie che ci consentano di sentire la paura, senza andare in una dimensione reattiva, che ci farebbe stare male o ci porterebbe a fare male ad altri, perché ci siamo incattiviti (pensiero negativo) o perché non ci siamo protetti (pensiero positivo)!

 

Quando perdiamo lucidità e reagiamo col pensiero negativo o positivo lo facciamo per necessità connesse a quella che è stata la nostra storia, a dove e come siamo cresciuti, alla finestra di tolleranza dell’emozione che siamo riusciti a costruire e non certo per inettitudine. Il problema è che, in determinate circostanze, questo può mettere in pericolo noi, altri o l’intera società.

 

Ma allora? Come facciamo?

Ognuno può fare il suo piccolo pezzo: se mi accorgo di essere in uno dei due “troppo”, se mi rendo conto di vedere il mondo o troppo nero o troppo rosa, sono già al primo gradino per poter trovare un migliore radicamento. Ma per accorgermi di ciò, devo provare a farmi qualche domanda…

 

Prendiamo ad esempio tutte le polemiche sulla “corsetta”, che ci sono in questa fase della quarantena da Covid-19: dove sta la realtà”?

Chi è nella paura attacca e critica chi la paura non la sente proprio!

Chi ha ragione?

A mio avviso nessuno dei due!

Il virus che stiamo combattendo è altamente pericoloso e contagioso, ma non è nell’aria e uscire a scaricare la tensione, se lo si fa da soli, con le cautele di recarsi in luoghi isolati e in momenti della giornata adatti, è salutare al mantenimento di uno stato di salute sufficientemente  buono per arrivare alla fine di questo tunnel. Non solo per il sistema immunitario, ma anche per la salute mentale!

 

Qualcuno si è chiesto come stiano i bambini? Com’è per loro passare tutto il giorno con adulti spaventati, arrabbiati? Genitori che si scannano tra loro o magari col vicino di casa? Queste situazioni non saranno la normalità, ma non sono neppure l’eccezione!

Avranno o meno i bambini la possibilità di veder sancito nero su bianco il loro diritto ad una piccola passeggiata, con tutte le dovute tutele della situazione (come per gli sportivi e per i cani) e senza lasciare adito a interpretazioni dei singoli membri delle forze dell’ordine, che sono già ampiamente oberati da uno sforzo immane?

 

In un momento come questo il rischio a sottovalutare la necessità di scarica della rabbia è alto, perché quando questa emozione si muove con una dimensione collettiva come quella che si sta iniziando a verificare, le conseguenze possono essere veramente nefaste, non solo nell’immediato, ma anche negli anni a venire. Basta pensare alla ricerca degli untori durante la peste, al genocidio degli ebrei e troveremo due esempi più che sufficienti a mostrarci quanto la perdita collettiva del senso di realtà porti a grandi catastrofi.

 

Quando siamo in un funzionamento del Sistema Nervoso Autonomo, legato quindi alla risposta di attacco/fuga alla paura andiamo nel “troppo” e reagiamo in modo impulsivo, perdendo il contatto con la realtà.

Fino a quando non mi accorgo che c’è un “troppo”, fino a quando giudico e mi sento giudicato dagli altri, invece trovare un adattamento funzionale agli spunti esterni, non posso partire per cercare una stabilità maggiore.

 

Ma una volta preso atto che c’è questo “troppo negativo” o “troppo positivo”, allora posso almeno riconoscere che non ho una visione lucida in quel momento. Questo mi porterà a farmi qualche domanda e, magari, a provare a vedere con più apertura mentale le posizioni e le reazioni altrui diverse dalla mia.

La soluzione alla crisi non sta nel ritiro sociale, ma nel trovare dentro di sé un atteggiamento accogliente e rispettoso anche delle posizioni diverse, anche quando ci sembrano proprio strane o sbagliate.

Ci tireremo fuori dai guai solo insieme, perché il nostro stesso cervello riprende lucidità solo se gli arriva il messaggio “sei al sicuro” mentre un clima di diffidenza ed odio, ottiene l’effetto opposto e perpetua l’allarme, ingigantendolo sempre di più.

 

 

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