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Musica MaEstro!
Quando l’educazione può fare la differenza

Educare viene dal latino E-ducere, condurre fuori ciò che è già dentro in potenza, creare le condizioni perché il seme germogli. Chi partecipa a creare queste circostanze propizie?

 

L’Estro del MaEstro crea le condizioni adatte allo sviluppo del seme, che ogni bambino ha dentro e contribuisce alla sua futura fioritura.

 

Vorrei raccontarvi di un laboratorio di propedeutica musicale, fiore all’occhiello della scuola La Massa di Albisola Superiore.

 

La scuola con grande acume educativo ha saputo cogliere l’occasione di ospitare questo originale progetto,  ma già da anni porta avanti spettacoli teatrali,  gestiti dagli insegnanti e interni all’orario didattico, che hanno come fulcro del lavoro la dimensione della coralità.

 

Torniamo alla musica…

 

A suonare sono bambini dai 4/5 ai 10 anni.

 

Mi hanno lasciata stupita per cinque anni consecutivi: non ho mai assistito al saggio noioso di un gruppetto di giovani che imparano uno strumento, ma ho ascoltato un’orchestra coinvolgente!

 

Il lavoro musicale portato avanti è basato su una metodologia complessa, che cerca di comunicare ai bambini contemporaneamente l’orizzontalità e la verticalità della musica. I piccoli sono accompagnati a lavorare in modo corale, eseguono composizioni semplici e brevi, dove l’aspetto di difficoltà principale sta nel produrre la coralità tipica dell’orchestra. Attaccare insieme, tenere il ritmo, riconoscere note e tonalità, cantando e suonando strumenti come il salterio (antenato del violino), lo xilofono, i tamburi e, non ultima, la propria voce.

 

Trovo questo modo di proporre l’avviamento alla musica preventivo di un disagio sociale di cui tutti siamo  ormai testimoni, improntato all’individualismo e centrato sulla modalità binaria, che restringe la visuale a due uniche possibilità.

Nonostante il mondo musicale moderno si sia notevolmente impoverito, rimane uno dei canali più scelti dai giovani, come luogo di incontro e di soggiorno delle loro giovani menti. Come aiutarli a non continuare sul sentiero già tracciato per loro?

 

Questo modo di fare musica allarga il campo visivo dei bambini, perché propone la musica nella sua complessità a livello sia strutturale che formale.

 

 

Ogni musica ha potenzialmente in sé le tre componenti, pur in diversa percentuale: ha bisogno di una abilità motoria, si costruisce attraverso regole ed esprime un significato simbolico. (Mocchi)

 

Non ci sono solo le note da suonare e lo strumento: c’è un vero e proprio dialogo fatto di botta, risposta, intromissioni contemporanee, silenzio, verticalità e orizzontalità, c’è la base strutturale fatta di regole non impartite, ma scoperte attraverso l’esperienza del fare musica insieme.

 

Ad esempio: se suono tutti i tasti insieme esce rumore e non una melodia, se non faccio pause la musica non mi parla.

 

Così facendo l’esperienza, che i bambini mettono dentro, è relativa non solo al contesto musicale, ma anche a cogliere il senso che sta dietro a una regola, il valore della stessa. Conoscete un altro modo, oltre la musica che sia altrettanto efficace, per passare il valore della pausa, del silenzio, della riflessione?

 

Ancora, la ripetizione, madre dell’apprendimento, nella musica trova un canale per non sfociare nella noia!

 

In questo modo di fare musica c’è tutto ciò che stimola la creatività e la complessità, aspetti che invece l’uso massiccio degli schermi (tv, Nintendo, Switch e rete) spengono.

 

Inoltre la modalità corale coinvolge bambini molto diversi per natura e temperamento: calmando lo scatenato, stimolando il timido. Quando fanno musica in questo modo i bambini riescono a lavorare sul contenimento delle emozioni, sugli aspetti impulsivi o paralizzanti e sperimentano la regolazione relazionale negoziando coi suoni:

ad esempio, se suono troppo forte il tamburo, lo xilofono non si sente e la musica che esce è brutta, monca. La relazione tra strumenti è fatta di ascolto reciproco e richiede la capacità di accordarsi!

 

I bambini lavorano alla costruzione di un modo personale per adattarsi alle regole del laboratorio e della musica stessa, l’adattamento è creativo e nasce dal gruppo: una vera e propria educazione all’ascolto reciproco e non solo a quello della musica!

 

 

 

Concludendo, vorrei segnalare quelli che ritengo siano i punti forti di questo lavoro, rispetto alle considerazioni sulla prevenzione del disagio sociale:

  • Insegnare ai bambini il piacere che c’è nella fatica di lavorare a qualcosa a cui si tiene, è una buona prevenzione al viraggio sociale verso il narcisismo, dove l’entusiasmo cade veloce e tutto è presto sentito come noioso. Non dimentichiamo che si educa con l’esempio… verba volant! Se i bambini sentono la fatica e la passione del maestro di riferimento, saremo almeno a metà dell’opera.

 

  • Imparare a pescare è più frustrante che mangiare il pesce, ma più divertente e prospetticamente libera dalla dipendenza: la rete ad esempio, così come l’educazione nozionistica abituano ad avere il pesce, danno la risposta a tutte le domande e non insegnano come cercarla o costruirla, se perdi google maps ma hai una carta dei sentieri, non sai orientarti, perché nessuno te l’ha insegnato!

 

  • Sviluppare la capacità di autovalutazione  “è un obiettivo da esercitare fin dall’inizio nell’attività didattica. Attendere di aver maturato competenze ad alto livello per invitare alla espressione di un giudizio significa spegnere questa condotta” (Mocchi). Questa capacità va allenata usando strumenti analitici, storici ed estetici e nel confronto con le posizioni altrui. “Esiste dunque una crescita della condotta valutativa, oltre la reazione immediata e inconsapevole, verso un giudizio critico culturalmente mediato” (Mocchi)

 

  • Attivare aree cerebrali non comunemente stimolate, migliorando: le prestazioni in campo attentivo, il contenimento emotivo, la funzionalità nelle connessioni tra emisfero destro e sinistro del cervello.

A questo proposito è da sapere che le ultime ricerche sui traumi (Porges) hanno mostrato come l’uomo regoli l’ansia attraverso una funzionalità cerebrale che attiva il sistema sociale (attivazione del ramo parasimpatico del cervello), che è attivata dalla percezione di suoni ripetitivi, morbidi, cantilenanti come la voce della madre col neonato.

Il sistema parasimpatico è governato dalla parte destra del cervello ed è quello che ripristina l’equilibrio quando dormiamo.

Oggi tutti subiamo lo stress connesso ad una predominanza dell’uso della parte frontale del cervello, che governa ciò che facciamo per dovere e con l’uso della volontà, con predominanza dell’emisfero sinistro (capacità logico matematiche e verbali) e ci è richiesto un importante lavoro di regolazione per ripristinare l’equilibrio tra gli emisferi.

 

È utile anche per gli insegnanti conoscere le potenzialità dell’uso musicale della voce per gestire la relazione coi bambini, particolarmente quando sono in stato d’ansia o di iperattivazione (comportamenti impulsivi). Sapere come usare la voce a scopo riequilibrante tra i due emisferi, significherebbe avere in mano uno strumento che darebbe agli insegnanti la possibilità di sbloccare molte situazioni di impasse durante le ore scolastiche.

 

Trovo che il metodo proposto da Carlo Chiddemi ed Elisa Zunino sia un prezioso alleato della scuola, che oggi più che mai si trova a fare da filtro alla disgregazione delle famiglie e della comunità. Credo che attività pomeridiane di questa tempra possano dare un grande supporto al lavoro che gli insegnanti cercano di fare ogni mattina tra i banchi. La base della prevenzione del disagio sociale si pone  gettando semi di educazione, esperienziale, allo stare in relazione con gli altri!

 

Foto di Alessandro Chiabra

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