il_messaggio_in_bottiglia_che_percorre_oltre_5mila_chilometri

Le parole che non ti ho detto…
Piccoli e grandi guai nella coppia

Prestiamo sempre molta attenzione alle parole che gli altri ci rivolgono e forse un po’ meno a quelle che usiamo noi. In realtà le difficoltà nella relazione arrivano in gran parte dalle parole che non abbiamo detto!

Spesso i fraintendimenti hanno alla base qualcosa che viene taciuto e quindi non può essere ascoltato. Sono come messaggi affidati ad una bottiglia, si perdono nel mare e, se e quando arrivano, è facile che sia ormai troppo tardi.

 

Lei: Potrebbe arrivare a capire che ho bisogno di un abbraccio ogni tanto! Ma niente, arriva, si siede sul divano col tablet e non si accorge di come sto, non mi vede.

 

Lui: Arrivo carico di tutto lo stress della giornata e ho solo voglia di rilassarmi e non sentire parole, ma lei, una volta si e una no, tira giù il cielo perché non sono subito a disposizione, non mi vede.

 

Chi ha ragione? Nessuno o tutti e due! Entrambi si aspettano che il partner legga come si sentono e dia loro ciò che desiderano.

 

Non sarebbe più facile dirglielo invece di aspettare? Non siamo più neonati senza parole che dipendono dalla capacità della mamma di comprendere il significato del pianto, non siamo più costretti ad una posizione dipendente.

 

Lei: Ciao! Mi abbracceresti? Ne ho proprio bisogno oggi.

 

Lui: Sono cotto, ho bisogno di isolarmi un poco.

 

Quando riusciamo a dire all’altro come ci sentiamo e di cosa abbiamo bisogno, creiamo delle condizioni che semplificano la comunicazione. L’altro sarà sempre libero di dire di no, di protestare, di non capire, ma da parte nostra abbiamo fatto il nostro pezzo per rendere più semplice il dialogo. Il risultato è che spesso per l’altro è più facile venirci incontro.

 

 

Perché può essere complesso esprimere come stiamo?

  • Perché per farlo, intanto, dobbiamo sentirci e questo non è sempre così semplice.
  • Perché chiediamo all’altro di tenere conto di come ci sentiamo e nel chiedere ci esponiamo ad un possibile rifiuto. Spesso il “No” lo viviamo come un rifiuto alla nostra persona:

 

Lui: Non mi sento di abbracciarti ora, sono stanco.

Nella testa di lei diventa: Non mi ama, non è disponibile neppure a fare un piccolo sacrificio.

 

Lei: Voglio che tu sia con me adesso, riposati dopo.

Nella testa di lui diventa: Non gliene importa un fico secco di come mi sento, è sempre li a pretendere!

 

In realtà il “No” è sempre espressione di un rifiuto, ma raramente è rivolto alla persona. Confondiamo l’oggetto: il “No” è quasi sempre rivolto alla richiesta, non è una negazione della persona che l’ha fatta!

 

  • Perché sentiamo emergere la vergogna, che attiva aspetti antichi e non riguarda la nostra relazione attuale:

 

Lei: se adesso gli chiedo un abbraccio penserà che sono debole e dipendente, dovrei farcela da sola, meglio evitare.

Ma poi si arrabbia con se stessa per non aver espresso il proprio bisogno (con chi nel suo passato non si poteva consentire di mostrare il bisogno di contatto?) e spesso proietta sull’altro la rabbia, che la fa “alzare” dalla sensazione di essere dipendente.

 

Lui: se le mostro che non reggo e ho bisogno di pause mi vedrà debole, meglio andare via così mi lascia in pace per forza.

Anche lui sceglie la strada che sembra più semplice, ma che in realtà non gli consente di esprimere come si sente, per la paura di una perdita di mascolinità (con chi nel suo passato aveva adottato la strategia di andare via quando si sentiva fragile?).

 

  • Perché non ci fidiamo. Se non siamo stati accolti nella fase iniziale della nostra vita, se non siamo stati sostenuti, non abbiamo potuto imparare ad affidarci. Allora, mostrare le nostre debolezze al partner può diventare un’impresa che percepiamo come estremamente rischiosa.

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